Una delle cose che mi fa imbestialire è l'abitudine degli editori italiani di affibbiare titoli e sottotitoli inutili e spesso un po' scemi ai libri. Non fa eccezione questo "Storia dell'umanità senza gli astri" (tradotto dall'originale inglese che si intitolava semplicemente "Starborn"), dove ovviamente si parla esattamente dell'opposto, cioè della storia di come l'umanità abbia sempre guardato al cielo e, a un certo punto, ne abbia anche ricavato gran parte della propria
matematica.
"Charles Darwin, che in gioventù era stato appassionato amante delle arti, alla fine della vita giunse a rimpiangere il costo dell'incessante attenzione alle ricerche scientifiche: La mia mente sembra diventata una specie di macchina per estrarre leggi generali da una vasta raccolta di fatti, ma non riesco a capire perché ciò debba aver causato l'atrofia di quella partedi cervello da cui dipende il gusto estetico. [...] Se vivessi un'altra volta mi assegnerei il compito di leggere un po' di poesia e di ascoltar musica almeno una volta la settimana, con la speranza di mantenere attive con l'esercizio quelle parti del cervello che oggi si sono atrofizzate. La perdita di questi gusti è una perdita di felicità, forse dannosa all'intelletto e più ancora alla forza morale, in quanto indebolisce la parte emotiva della natura umana."
"Negli anni sessanta, all'inizio dell'era spaziale, il filosofo della tecnologia Lewis Mumford rifletteva: "In quanto alle piramidi egizie, cosa sono se non un preciso equivalente statico dei nostri razzi spaziali? Due meccanismi per assicurare, a un costo esorbitante, il viaggio al cielo di pochi privilegiati"."

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