Cina

Sto finendo di leggere il numero di Limes dedicato alla Cina e pensavo a una delle tante balle che ci hanno raccontato alla fine del secolo scorso, e cioè che non solo le ideologie erano morte, ma che era anche una bella cosa. Dire che "non c'è più destra e sinistra" e altre banalità del genere è servito solo ad annullare ogni tentativo di dibattito sociale, appiattire le posizioni politiche su un becero populismo/nazionalismo e quelle economiche su un liberismo sfacciatamente al servizio delle oligarchie dei miliardari. Nel frattempo, la Cina è da quaranta e passa anni che tiene la barra dritta ed è diventata la potenza che tiene in scacco il resto del globo. Tanti auguri a tutti gli altri che invece continuano a gingillarsi come dei bambini.

L'altra cosa notevole che ho trovato in questo numero c'entra meno con la Cina e più con le nostre società occidentali benestanti, ed è questo brano:

"La cosiddetta generazione Z, per non parlare dei ragazzi nati dopo il Duemila, è stata allevata a latte e "tu non dovrai mai lavorare". Ovvero col sogno di poter essere ciò che si vuole, monetizzando grazie alla propria persona e non col sudore della fronte. Svolta autistica, postmoderna e parossistica dell'American Dream, in virtù della quale il riconoscimento non sgorga dall'effettivo successo economico ma da quello digitale, in un contesto in cui la possibilità di riuscita materiale è peraltro sempre meno a portata di mano.

Neoliberismo pienamente realizzato, che Raffaele Alberto Ventura ha accuratamente raccolto sotto la nozione di "economia vocazionale". Il cui soggetto storico -novello proletariato- è la "classe disagiata". Ovvero giovani ragazzi che, impossibilitati a realizzarsi lavorativamente per ragioni strutturali, vedono nelle forme digitali di riconoscimento e autorealizzazione l'unica strada per dare un senso alla loro vita. Per realizzare la loro vocazione. ... I figli dell'Occidente vorrebbero campare semplicemente essendo loro stessi, accrescendo continuamente il proprio status e arrivando, prima o poi, a essere qualcuno. TikTok si è inserito proprio in questa congiuntura. La capacità del suo algoritmo di rendere virali video prodotti da utenti con pochi followers ha portato molti a credere che, in fin dei conti, farcela era possibile, nonostante tutto. Chi la pensa diversamente è un vecchio, un boomer che non sa come va il mondo della Rete.

Peccato che, almeno in questo caso, i vecchi abbiano ragione. Solo una minuscola percentuale degli utenti di TikTok riesce a monetizzare con la propria immagine. Gli altri non fanno altro che riempire la piattaforma cinese di dati, aumentando il traffico e contribuendo a migliorarne l'algoritmo, peraltro fruendo di contenuti tutto tranne che edificanti. I soggetti dell'economia vocazionale, i disagiati, vorrebbero essere attori protagonisti ma sono tutti inevitabilmente spettatori. ... Il risultato di questo processo, tra false promesse e infondate aspirazioni, sarà un'epidemia di delusione. Che magari non genererà rivoluzionari - per quelli ci vuole la rabbia - ma, per l'appunto, una classe sempre più disagiata e deculturata, che continuerà nonostante tutto a spingere il masso su per la montagna disinteressandosi del mondo circostante. ... E tuttavia, conclude Ventura, "alla fine, l'acido della delusione sarà riuscito a dissolvere definitivamente tutto ciò che teneva assieme la democrazia liberale. Da adesso in poi inizia una storia diversa. Ma nessuno sa qual è". Aggiungiamo noi: al Partito comunista cinese va benissimo così."

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