La peste, Albert Camus

Dall'introduzione: "Camus ... tocca due punti nevralgici della psiche e coscienza umana. Primo: l'insopprimibile tendenza a eroicizzare le azioni in rapporto inverso alla loro utilità oggettiva. Secondo: il fondo masochistico per cui la sconfitta, proprio in quanto tale, può apportare "felicità"."

"La stupidaggine insiste sempre, ce ne accorgeremmo se non pensassimo sempre a noi stessi. I nostri concittadini, al riguardo, erano come tutti quanti, pensavano a se stessi. In altre parole, erano degli umanisti: non credevano ai flagelli. Il flagello non è commisurato all'uomo, ci si dice quindi che il flagello è irreale, è un brutto sogno che passerà. Ma non passa sempre, e di cattivo sogno in cattivo sogno sono gli uomini che passano, e gli umanisti, in primo luogo, in quanto non hanno preso le loro precauzioni. I nostri concittadini non erano più colpevoli di altri, dimenticavano di essere modesti, ecco tutto, e pensavano che tutto era ancora possibile per loro, il che supponeva impossibili i flagelli. Continuavano a concludere affari e a preparare viaggi e ad avere opinioni.

Come avrebbero pensato alla peste, che abolisce il futuro, gli spostamenti e le discussioni?

Si credevano liberi."

"Essi si trovavano in uno stato d'animo affatto particolare in cui, senz'aver ammesso nel profondo di se stessi gli straordinari eventi che li colpivano, tuttavia sentivano, evidentemente, che qualcosa era mutato. Molti speravano sempre che l'epidemia si sarebbe fermata e che loro, con la famiglia, sarebbero stati risparmiati. Di conseguenza, non si sentivano ancora obbligati a nulla. Per essi la peste non era che una spiecevole visitatrice, che doveva andarsene un giorno, com'era venuta."

"Il dottore disse che aveva ormai risposto, che se avesse creduto in un Dio onnipotente avrebbe trascurato di guarire gli uomini, lasciandone la cura a lui. Ma che nessuno al mondo, no, nemmeno Paneloux, che credeva di credervi, credeva in un Dio di questo genere; nessuno infatti si abbandonava del tutto, e in questo almeno, lui, Rioux, riteneva di essere sulla via della verità, lottando contro la creazione com'essa è".

"Se Dio esistesse, non ci sarebbe bisogno dei preti" questa non mi ricordo dove l'ho letta.

"Ma di cosa, si dirà, avevano l'aria, questi esseri divisi? Ebbene, è semplice: non avevano l'aria di nulla. O, se si preferisce, avevano l'aria di tutti, un'aria affatto generica; partecipavano della placidità e delle puerili agitazioni della città; perdevano le apparenze del senso critico, guadagnando insieme le apparenze del sangue freddo. ... In altre parole, non sceglievano più nulla; la peste aveva eliminato i giudizi di valore. ... Si accettava tutto in blocco."

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